Hitachi Content Platform, l’object storage di Hitachi

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Ho ricentemente incontrato Hitachi Data Systems (HDS) per una breve introduzione della loro soluzione object storage. Storicamente nota per le sue soluzioni storage di fascia media e alta (ad esempio le soluzioni VSP), Hitachi in realtà ha un catalogo di prodotti e applicazioni che spaziano in differenti ambiti.

Argomento dell’incontro infatti è stata una veloce panoramica sulla loro soluzione object storage. L’object storage è sicuramente uno degli argomenti “caldi” del momento, e tutti i grandi vendor come Hitachi e altri si sono attrezzati per poter offrire queste soluzioni, spesso integrate con le loro classiche soluzioni block e file storage.

La soluzione Hitachi Content Platform (HCP, Hitachi adora usare sigle triletterali…) presenta tutte le caratteristiche classiche che ci si aspetterebbe da un object storage, come filespace univoco (il limite attuale è 40 PB per singolo namespace), supporto per vari filesystems esterni che possono essere interrogati e indicizzati (NFS, SMB, HTTP/REST, WebDAV…), policy based access, life-cycle management degli oggetti, e altre funzioni.

Hitachi HCP hardware platformNon mi dilungherò in particolari tecnici, se foste interessati il link indicato ad inizio articolo contiene molte informazioni. Piuttosto, ero interessato a capire quali punti di forza ha questa soluzione object storage rispetto ai milioni di concorrenti ad oggi presenti sul mercato. Le funzioni indicate precedentemente infatti sono oramai diventate la “base line” di un sistema object, e più che funzioni di cui vantarsi sarebbe una grave carenza non possederle.

Quali sono quindi gli elementi differenzianti di HCP rispetto ad altri concorrenti?

Innanzitutto, è Hitachi. So che sembra una sparata commerciale, ma esattamente come le soluzioni concorrenti dei principali vendor (EMC, IBM, HP per nominarne alcuni), questo prodotto avrà come target iniziale sicuramente chi è già cliente Hitachi, e può quindi usufruire di una integrazione spinta tra questa soluzione e altri prodotti già posseduti.

Ci sono però altri elementi interessanti.

Nonostante il sito web di Hitachi promuova i vari modelli hardware di questa soluzione, esiste anche una soluzione unicamente software di HCP. In un mondo IT che si sta sempre più spostando sul “Software Defined” qualcosa, potersi svincolare dall’hardware imposto dal vendor e adottare una soluzione software che possa essere messa in esercizio sul proprio hardware già posseduto, è una richiesta comune che arriva dai clienti, specie in forma di virtual machine sui propri hypervisor; esattamente il formato che offre Hitachi.

Inoltre, il licensing della soluzione HCP virtuale è sicuramente intelligente: un semplice licensing per TB gestito, con un minimo di 4 TB indipendentemente dal numero di “nodi” in esecuzione. Scelta molto semplice per poter fare i propri calcoli e, nel caso di Service Provider, un rapido modo per calcolare il prezzo verso il cliente finale. Il licensing invece dei modelli hardware prevede anche un costo per il singolo nodo, e questo invece non mi piace molto, ma si ritrova spesso nelle soluzioni anche hardware…

Molto interessante infine è la soluzione per i branch office (HDI, altro triletterale…): si può disegnare una soluzione distribuita, dove un sistema centrale agisce da deposito per tutti i dati posseduti dalle filiali. Uno storage piccolo viene posizionato in periferia (anche in questo caso può essere fisico o una virtual appliance) e viene replicato verso la sede centrale secondo le politiche che vengono impostate. Questa soluzione permette quindi di mantenere i dati presso la periferia (la promessa della centralizzazione dei dati spesso è appunto una promessa, a causa della connettività non sempre sufficiente in molte aree) ma garantirne al tempo stesso la sicurezza,sia a livello di confidenzialità (è possibile cifrare i dati) sia di protezione (la replica dei dati verso la sede centrale permette di non doversi preoccupare dei backup in periferia).

Infine, il sistema non prevede un vero e proprio sistema di backup, ma piuttosto un versioning interno potenzialmente illimitato, e la possibilità di effettuare repliche esterne, sia verso un altro sistema HCP, sia verso Amazon S3.

In conclusione, Hitachi propone per il mondo object storage una soluzione sicuramente interessante, forse non rivoluzionaria come altre disponibili sul mercato (ma questo solitamente si vede più in una startup che in un grande vendor) ma solida e ben architettata, nonchè dotata di numerose funzioni che permettono di realizzare una soluzione completa, come ad esempio l’accordo con CTera per fornire sistemi NAS in periferia.

Hitachi ha alle spalle una storia e una nomea fatta di soluzioni solide e affidabili per il mondo enteprise, e sicuramente questo prodotto è stato ben congegnato. Se non si hanno richieste “esoteriche” e molto particolari, HCP è una soluzione da tenere in considerazione.

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